Coworking: l’ambiente di lavoro del futuro

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Coworking: l’ambiente di lavoro del futuro

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Quella di lavorare in un coworking è ormai una tendenza che, a Milano e non solo, dilaga a macchia d’olio ed è dovuta probabilmente anche al fatto che moltissime persone hanno scelto di vivere nei comuni dell’hinterland e di frequentare il centro città solo quel tanto che basta ad onorare gli impegni lavorativi. In un contesto del genere cosa può esserci di meglio di uno spazio accogliente e perfettamente attrezzato per poter lavorare in tutta tranquillità, giusto le poche ore di permanenza in città e dove, cosa che non guasta mai, fare incontri interessanti, stabilire nuovi contatti e ampliare i propri orizzonti? Per conoscere più da vicino questa realtà che ormai tutti definiscono il luogo di lavoro del futuro, abbiamo incontrato Ana Sanchez Granero, una giovane e intraprendente Valeciana che gestisce un bel coworking in zona Bicocca.

 

 

Il tuo nome spagnolo mi dice che non sei milanese, da dove vieni esattamente e perché hai scelto di vivere e lavorare a Milano?
Sono di Valencia (città bellissima, permettimi dire, e dove il movimento coworking è tra l’altro in forte crescita).
La mia non è una storia molto originale, ho sempre subito il fascino dell’Italia, della sua cultura. Quando io e il mio compagno (italiano) dovevamo trasferirci, per me è stato un vero piacere venire in Italia. La scelta di Milano invece è stata una sua raccomandazione. Io volevo andare a Roma, ma lui diceva che dopo 5 anni a Londra non sarei sopravvissuta!

Come è stato il tuo primo impatto con la città del Duomo?
Il primo impatto è stato molto positivo. La città offre tantissime cose, sia dal punto di vista culturale che lavorativo. È una città molto viva. E poi l’Italia e la Spagna sono molto simili, per cui mi sono trovata subito a casa mia.

Da dove è nata l’idea di aprire un coworking?
L’idea è nata un po’ per caso. Il nostro ufficio è un ampio spazio molto bello e particolare. E’ un grande loft ex-industriale in zona Bicocca (ex-Breda) completamente ristrutturato conservando (quanto possibile) le caratteristiche compositive e materiche del fabbricato preesistente (gli impianti, mattoni a vista), con un ampio terrazzo sul tetto con un “orto urbano”.
Nel passato avevamo già collaborato con un’altra azienda condividendo gli spazi e ci era piaciuta molto la sinergia creata, tuttora siamo in contatto con alcuni di loro. Quindi abbiamo pensato che poteva essere una buona idea farlo di nuovo, ma in un modo più strutturato. Il nostro DI Campus è nato cosi, con l’idea di creare delle sinergie che per noi sono fondamentali.

Ne avevi già gestito uno altrove  in passato oppure è la tua prima esperienza di questo tipo?
Oh, no, questa è stata la prima esperienza di vero coworking e affermiamo che è una piacevole avventura!

Quali sono state le difficoltà iniziali e quali invece le agevolazioni e i lati positivi?
Credo che la principale difficoltà per qualunque coworking sia trovare lo spazio perfetto per l’idea che vuoi implementare. Noi, invece, abbiamo fatto il percorso inverso: avevamo già uno spazio meraviglioso, dovevamo “solo” decidere come gestirlo al meglio… e farlo. Fortunatamente ci siamo appoggiati alla rete COWOhttps://CoworkingProject.com , che ci ha dato un grande supporto.

Quali sono esattamente i servizi che un coworking bene organizzato offre ai suoi frequentatori?
Credo fermamente che un coworking di successo debba avere una personalità propria, ma sicuramente ci sono dei servizi che non possono mancare. Scrivanie ampie e sedie comode sono d’obbligo, ovviamente, cosi come la possibilità di stampare etc.; noi in particolare abbiamo un bell’auditorium dove fare formazione, conferenze e presentazioni e un “roof terrace” molto bello. Ma per noi ciò che è veramente importante è avere degli spazi ampi e luminosi e delle zone dove rilassarsi e fare delle belle chiacchierate con altre persone, perché alla fine sono le persone che fanno la differenza.

Dal punto di vista del reddito è un lavoro che consente un guadagno dignitoso e adeguato?
Noi siamo ancora abbastanza nuovi in questo settore, ma diciamo che con un business plan adeguato e accurato si può. Certamente dipende dallo spazio e da ciò che offri, ma bisogna tener presente che tendenzialmente i costi fissi sono piuttosto alti e gli ingressi delle postazioni sono variabili, dunque pianificare a lungo è essenziale.

 

Dal punto di vista dei rapporti umani è un lavoro che ti ha arricchito ampliando le tue conoscenze, oppure ti ha complicato la vita?
Hahahaha, diciamo che un po’ e un po’. Chiaramente iniziare un’attività sempre ti complica un po’ la vita, ma credo che ci abbia arricchito e di molto: lavorare con persone provenienti da altri settori ci offre spunti e scambi di opinione differenti, consentendo di ampliare la propria visione, e questo per noi a Design International è una cosa fondamentale.

Che tipo di persona è e che lavoro fa il frequentatore abituale di un coworking?
Ci sono tanti tipi di coworker ma nel nostro caso un’alta percentuale sono liberi professionisti o piccole start-up. Sono persone che lavorano in modo autonomo o in piccoli gruppi, e contrariamente a quanto si possa pensare non sono tutte professioni telematiche o creative. I nostri primi ospiti, infatti, sono stati commerciali del settore metalmeccanico.

Credi che questo si possa definire l’ambiente di lavoro del futuro?

Crediamo che il coworking sia l’ambiente di lavoro del futuro, si. Pensa che ti offre un’ambiente molto più flessibile e adatto ai tuoi bisogni rispetto a ciò che ti possono offrire i soliti uffici. Si creano delle collaborazioni inaspettate, un ambiente molto dinamico e perché no, anche culturalmente più interessante.

Attualmente a Milano sono stati aperti molti coworking, tu hai risentito in qualche modo della concorrenza?

Noi siamo abbastanza fortunati e abbiamo uno spazio molto particolare, quindi possiamo offrire qualcosa che altri coworking non hanno. Si sente la concorrenza, certamente, ma per ora non abbiamo risentito.

Quali consigli te la senti di dare a chi, come te, desidera aprire una attività di questo genere? Ad esempio che tipo di budget iniziale occorre per partire?

Direi soprattutto di essere realista. Tutti abbiamo in mente il posto dei nostri sogni, ma purtroppo non sempre è fattibile quindi è importante essere pragmatici. L’organizzazione e un buon business plan permettono di affrontare con più sicurezza la sfida del coworking che senza dubbio ripaga. La condivisione e l’arricchimento saranno una gradevole scoperta. Come per qualunque business il budget è molto variabile. Dipende della quantità di lavori che servono per adeguare lo spazio, dal tipo di arredamento che vuoi offrire, etc.

 

Per chi è alla ricerca di uno spazio dove lavorare quando si trova di passaggio a Milano ecco tutti i punti di riferimento:

Nome: “DI Campus”

Indirizzo: Viale Sarca 336/f, Edificio 16, terzo piano

Telefono: +39 02 8965 5430

e-mail: ana.sanchezgranero@designinternational.com

 

 

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