Alla riscoperta del “Pantramvai”

Un concerto per non dimenticare
22 Gennaio 2019
Don Giovanni e Cuore di Cane: tra gennaio e febbraio al Piccolo
23 Gennaio 2019

Alla riscoperta del “Pantramvai”

Per i poveri era il pane dei privilegiati che, seppure di condizione modesta, avevano comunque il privilegio di un lavoro e, per raggiungerlo, dovevano prendere un treno che viaggiava a velocità ridotta, circa 15 chilometri all’ora, per non spaventare gli animali mentre attraversava le campagne. Per i ricchi, invece, era il panettone dei poveri, ovvero di quelli che non si potevano permettere il prelibato “Pan del Toni” delle pasticcerie e allora lo portavano in chiesa a far benedire e lo mangiavano con devozione il giorno di Natale.  Stiamo parlando del “Pantramvai” un pane rustico e semplice, arricchito da una generosa manciata di uvette, un tempo diffuso soprattutto fra i pendolari che arrivavano a Milano dalla Brianza e dal Legnanese e piano piano adottato anche  dai “prestiné” della città. Il nome di “Pantranvai” altro non è che l’italianizzazione di Tramway, la società del mitico treno a vapore detto “Gamba de legn” che collegava Milano con Legnano e Gallarate, impiegando quasi 5 ore per percorrere il tragitto. Il Passante di oggi che compie lo stesso percorso in poco meno di mezz’ora era ancora di là da venire e la noia e i disagi di quel lungo viaggio erano piacevolmente interrotti da uno spuntino col “Pantranvai” che, oltre a calmare i morsi della fame, forniva all’organismo tutta l’energia degli zuccheri contenuti nelle uvette. Identico discorso per i pendolari che arrivavano da Monza.

 

 

 

A poco a poco però quel pane così amato cadde in disuso sostituito da ben altre prelibatezze e solo di recente alcuni fornai brianzoli e milanesi lo hanno riproposto in ventrina. Per chi non lo conosce, si tratta di una pagnotta dalla forma allungata, quasi rettangolare, oppure a bastoncino. E’ un prodotto da forno a pasta morbida e lievitazione naturale, e contiene una grossa quantità di uvetta sultanina. E, a tutela del suo valore storico, è stato stilato perfino un  disciplinare nel quale si stabilisce che le uvette in esso contenute debbono essere pari almeno al 40%. Inoltre,  chi ha intenzione di produrlo, deve fare richiesta al Comitato dei Maestri Pasticceri della Brianza, che ha anche stilato un  elenco delle pasticcerie e panetterie dove trovare il vero e autentico “Pantramvai”: un po’ pane e un po’ dolce, con la crosta spessa e croccante, le uvette in superficie un po’ bruciacchiate, mentre quelle contenute nell’impasto morbido ed elastico, tenere e dolcissime. Proprio come quello dei pendolari di una volta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *