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Riscopriamo la Meneghina

Tempo di Natale, tempo di Panettone. E chi non conosce la storia del Pan del Toni? Non tutti invece sanno come è nata la Meneghina, un altro dolce milanesissimo che è però diffuso solo in città e quindi chi viene da fuori lo scopre solo nel momento in ci inizia a vivere nella città del Duomo. Per questo abbiamo chiesto alla nostra food-taster di ricostruirne le origini. Ed ecco cosa ci ha raccontato.

di Patrizia Frìsoli

Il suo nome, ai più golosi, evoca immediatamente un dolce, ma contrariamente al “genitore” più famoso viene consumato in qualsiasi periodo dell’anno. Si perché mentre il Panettone è il re indiscusso delle tavole milanesi nel periodo natalizio, con un ultimo colpo di coda per la festività di S.Biagio , la “Meneghina”, forse tranne nell’afoso  periodo estivo, non conosce sosta. Un velo di mistero, invece, riguarda la  sua nascita. Con la dizione “Meneghina” si trovano nel web una serie di torte una diversa dall’altra: da una torta di mele semplice o con nocciole ad una frolla con crema pasticcera. Noi tutti, però,  abbiamo in mente una torta rettangolare decorata con triangoli marroni e bianchi, all’interno una soffice pasta  di panettone ed un’anima di crema che in un primo momento abbiamo imparato a conoscere solo al ristorante. Non sappiamo chi abbia avuto questa brillante e semplice idea: molto probabilmente Bindi, ditta specializzata in dolci per la ristorazione, seguita a ruota dalle Tre Marie. Chiunque sia stato ha reinventato e reso moderno un mix delle tradizioni lombarde: il panettone e le creme. Da sempre a Milano il panettone è stato servito con delle creme per renderlo ancora più ricco e goloso ed una delle più famose è la crema al mascarpone ( sorvoliamo sulla botta calorica… siamo a Natale!)  come pure sia in pasticceria che soprattutto nelle case troviamo il panettone farcito nelle due versioni: fette alternate di panettone e creme con o senza ulteriore copertura finale con le stesse o la versione più elaborata, di grande effetto e di pari bontà del panettone scavato ed usato come contenitore e riempito con un composto realizzato con  creme e della pasta di panettone precedentemente tolta e sbriciolata. Ecco quindi la Meneghina riassumere la tradizione di questa antica usanza.  Sia nella versione semplice che in quella “completa” ( la fetta di torta viene passata in forno quel tanto che serve perché si formi una crosticina croccante dopodiché viene abbondantemente innaffiata con del Grand Marnier e decorata con una pallina di gelato alla crema) questa torta è diventata un classico dei dolci ed è sempre presente nel carrello di ogni ristorante. Facilissima da realizzare anche a casa: si può preparare la torta tagliando il panettone a fette regolari  farcendole con una crema pasticcera riproducendo la forma rettangolare oppure, come usa tanto ora “destrutturare” la torta e preparare delle monoporzioni, cioè prendendo un’unica fetta, magari un può più abbondante, tostandola o meno secondo i gusti, e versando sopra un angolo la crema. La crema più adatta è la classica pasticcera  oppure una crema inglese, magari aromatizzata all’arancia. Se non possiamo fare a meno del cioccolato neppure a Natale , ma vogliamo rispettare le tradizioni ecco come gustare il dolce meneghino con una golosa crema al cioccolato.

E alla fine del racconto, Patty regala ai nostri lettori una delle sue squisite ricette: la crema al cioccolato per accompagnare o farcire il panettone. Non possiamo che ringraziare!!!

4 tuorli freschissimi

 250 g di mascarpone

120 g di zucchero

½ bicchiere di rum

2 cucchiai di cacao amaro in polvere

Mettere i tuorli in una terrina, sbatteteli leggermente  prima con una forchetta e aggiungete lo zucchero e poi  con una frusta fino a ottenere un composto soffice e spumoso. Versare a filo il rum e incorporate anche il mascarpone poco alla volta continuando a mescolare. Lavorare la crema con una frusta finché tutti gli ingredienti saranno perfettamente amalgamati. Unire il cacao setacciato e mescolare ancora. Riporre la crema in frigorifero fino al momento di servirla.

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