Innovare e rinnovare valorizzando la propria storia

Diario di una maestra-bambina
23 Dicembre 2014
La bellezza come professione
10 Gennaio 2015

Innovare e rinnovare valorizzando la propria storia

Essere commercialista oggi: lo scenario economico, le sfide, la tecnologia

 

Questa volta abbiamo incontrato Andrea Arrigo Panato dell’omonimo studio milanese e, parlando con lui, abbiamo aperto una finestra su una professione che rispecchia quanto e più di altre gli innumerevoli cambiamenti dello scenario economico-sociale.

Esercitare la professione del commercialista oggi è diverso e in che misura da quello che poteva essere esercitarla 50 anni fa?
Il mondo delle imprese sta cambiando molto velocemente e con esso quello dei professionisti: meno imprese ma di maggiori dimensioni, nuove esigenze, nuovi bisogni, richiesta di servizi sempre più professionali a costi contenuti.
Contemporaneamente si fa sempre più forte la pressione e l’impegno richiesti da nuovi adempimenti che spesso assorbono la nostra quotidianità impedendoci di vivere la professione con serenità e soddisfazione. La risposta più immediata potrebbe essere che si, è cambiato molto se non tutto.
In realtà sono cambiate le imprese, lo scenario economico, la tecnologia, non il ruolo e la missione del Commercialista.
Tu personalmente come vivi questo cambiamento?
In questi anni paradossalmente, dopo aver provato ad innovare parecchio, mi accorgo che c’è un forte ritorno all’antico per provare a riscoprire una professione che deve tornare a valorizzare la propria storia.
Paradossalmente ho molta fiducia nel futuro, temo di più eventuali rallentamenti derivanti da normative e burocrazie non sempre capaci di sfruttare l’innovazione comprendendone appieno le potenzialità
Le diversità sono dovute esclusivamente al mutare della legislazione e alla presenza dei social media e dei mezzi tecnici oggi a disposizione di tutti?
La tecnologia è stata molto utile per innovare o meglio rinnovare la professione. Internet ha modificato profondamente le modalità di erogazione del servizio, del rapporto con il cliente (oggi più preparato), della formazione e dell’aggiornamento.
Credo in realtà che le vere innovazioni le vedremo tra qualche anno se il legislatore avrà più coraggio nell’innovare e se la burocrazia smetterà di essere un freno per diventare uno sprone ad adottare le nuove tecnologie.
Due innovazioni come digitalizzazione e firma elettronica, ad esempio, se gestite in modo macchinoso, potrebbero trasformarsi semplicemente in ulteriori adempimenti burocratici. Il rischio è che vengano realizzate infrastrutture informatiche, non in grado di interagire fra loro, con l’ovvia conseguenza di gonfiare la macchina burocratica senza riuscire a trarre un valore aggiunto che porti benefici alla PA e a imprese e cittadini.
Di tutt’altro tenore sarebbe, invece, l’opportunità di lavorare nell’ambito di un sistema davvero integrato. Si pensi ad esempio ai vantaggi derivanti dalla tracciabilità di una piattaforma in grado di integrare i dati dei sistemi di fatturazione elettronica con le informazioni bancarie relative alle disposizioni di pagamento. Si potrebbe avere un’automatizzazione molto spinta delle registrazioni contabili, mentre le aziende e gli studi professionali – dopo aver effettuato i controlli necessari – potrebbero investire il proprio tempo e le proprie risorse in attività a maggior valore aggiunto.
Puoi fare qualche esempio per chiarire meglio?
Certo, le verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate si potrebbero ad esempio svolgere in modo più agevole.
Un sistema di verifica dei documenti contabili in formato elettronico potrebbe essere in grado di effettuare controlli incrociati e di avviare accertamenti più celeri e mirati.
Per fornire un secondo esempio proviamo a prendere in considerazione i dati utilizzati per gli studi di settore: perché limitare la loro utilità a scopi fiscali? Se gli istituti bancari utilizzassero questi sistemi per analizzare i bilanci delle PMI, potrebbero ragionare ad esempio in un’ottica di filiera e pensare ad interventi a favore di piccole realtà che sono strettamente legate ad aziende di maggiori dimensioni.
Se tutto funziona nell’ambito di un sistema realmente integrato, si avvia un circolo virtuoso che porta più ossigeno alle aziende, che a quel punto possono dedicarsi ad attività più proficue.
La PA dovrebbe avere il compito di fare da apripista, per dare l’opportunità, alle organizzazioni che hanno rapporti con lo Stato, di crescere veramente. Questo è un modo concreto di favorire il Sistema Paese, con una digitalizzazione che deve portare meno burocrazia , altrimenti viene percepita solo come un balzello aggiuntivo.
E’ vero che hai lanciato due piattaforme digitali con le quali promuovi innovazioni specifiche relative al tuo settore?
Sia attraverso il nostro sito di studio www.studiopanato.it , sia attraverso il sito www.mysolutionpost.it di cui sono ideatore e coordinatore scientifico, cerchiamo di fornire nuovi stimoli ad imprese e professionisti.
Molto per le imprese e nella professione sta cambiando ma vogliamo provare ad affrontare il cambiamento senza subirlo:
Ascoltando il mondo delle imprese, analizzando i vari settori dell’economia per essere più vicini alle esigenze nostre clienti;
Aiutando i professionisti a gestire meglio risorse e tempi ponendo particolare attenzione all’organizzazione di studio e sfruttando con curiosità le nuove tecnologie;
Approfondendo le aree tradizionali (fisco, società e lavoro) di commercialisti e consulenti del lavoro che vedono sempre più un futuro fatto di sinergie ed integrazioni tra studi;
Condividendo studi e ricerche prodotti dagli Ordini, dalle associazioni di categoria, dalle università, lavori che spesso restano confinati in ambito locale e non vengono sufficientemente valorizzati.
Riesci a illustrarle in termini semplici e sintetici ai nostri lettori?
Vogliamo provare a fare rete tra professioni diverse, tra professionisti e imprese, tra professionisti e università segnalando opportunità ed iniziative degne di nota.
Siamo convinti che la crisi sia economica sia di identità si combatta concentrandosi sulla creazione di valore reale per l’impresa, fornendo prestazioni che risolvano i problemi dei clienti, che aiutino l’imprenditore a resistere, a crescere, a creare sviluppo.
Per fare tutto questo è necessario provare ad aprirci, ad uscire dai classici confini della professione per investire in conoscenza ed innovazione. Una sfida complessa, non si intravedono soluzioni chiare e definite, per questo è importante intraprendere il viaggio insieme stimolando il dialogo anche attraverso i social network e la rete in generale.

Le innovazioni che cerchi di promuovere sono orientate più al cliente, più a voi commercialisti o a entrambi? E in che misura?
Professionisti ed imprese devono collaborare tra loro ma non solo. Università, fondazioni e centri studi si stanno aprendo sempre di più. Abbiamo la fortuna di lavorare a Milano e cerchiamo per quanto possibile di interagire con tutti questi interlocutori.
Ovviamente c’è molto da fare ma è una sfida stimolante. Un altro fronte che si sta aprendo è quello di affrontare la gestione organizzativa di una struttura a rete. Un cambiamento non facile ma che tutte le organizzazioni a breve si troveranno ad affrontare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *